Rivello

Unico

Nel 1938, durante il censimento razziale, l’esattore Salvatore Garaldi confessa in una lettera silenziosa alla moglie Carmina la sua paura. Dichiarandosi cattolico grazie alla conversione per il matrimonio, si salva dalle leggi razziali, ma è lacerato dal rimorso per aver rinnegato le sue radici ebraiche. Si sente forse l’unico ebreo in Lucania a cui è stato “risparmiato il peggio”. La sua scelta è stata quella di “strappare alla memoria la voce del proprio sangue” per proteggere la famiglia, un sacrificio intimo in un’epoca di esclusione.