Ferrandina

Il confino di un angelo

Marco Brasca, antifascista milanese, trascorre il suo confino a Ferrandina nell’estate del 1935. Tra i pascoli rosa e le pecore, quest’uomo dagli occhiali rotondi studia i dialetti locali con discrezione, scrive lettere censurate e attinge forza dal silenzio compatto del borgo. Quell’esilio lucano, seguito alla condanna per aver difeso la cooperativa “La Previdente”, non è che una pausa. Il respiro profondo dei campi di Ferrandina lo accompagnerà, anni dopo, fino all’estremo sacrificio nel campo di sterminio di Mauthausen.