Maratea

La sosta forzata

ll riformatore Giuseppe Maria Galanti, di ritorno da una missione esplosiva in Calabria nell’estate del 1792, fa una sosta forzata a Maratea. Mentre l’urgenza di riferire al re sulle tensioni sociali lo divora, viene trattenuto dall’ospitalità dell’ingegnere Giuseppe Tarantino e delle sue cognate, che insistono per un pranzo. In quella costrizione, tra discorsi di progresso e delicatezze culinarie, Galanti rivive l’angoscia e l’impotenza della sua infanzia. Solo dopo aver esaurito i doveri mondani potrà ripartire, lasciando metaforicamente quel vecchio dolore “come un guscio vuoto” sulle calme acque del Tirreno, alle spalle del borgo.