Terranova del Pollino

Viaggiare per volti

Nel 1941, a Lisbona, l’esule Giuseppe Orioli fissa la pioggia sul Tago. Un improvviso squarcio di sole gli riporta alla memoria il Pollino e l’arrivo a Terranova del Pollino anni prima. Quel borgo montano, immune dalla modernità, lo aveva chiamato a sé non per i paesaggi, ma per i volti della gente all’osteria. In quei visi ritrovò l’atmosfera della cucina di suo padre, e per qualche ora il suo eterno sentirsi straniero svanì. Quel ricordo, un lume nella nebbia, resta per lui un rifugio di pace e appartenenza.